Rassegna Stampa

La Gioia che viene dal respiro

Flair febbraio 2007. Grazia Pallagrosi. La paura toglie il respiro, l’ansia lo accelera e poi lo spegne, in una paralisi che arriva al galoppo di un soffio troppo rapido, contratto, sacrificato. E quando finalmente tutto si risolve, tiriamo in sospiro di sollievo: i polmoni si riempiono il torace si allarga e la vita sembra più leggera. In questo legame tra essere e respirare sta tutto il significato di un gesto che, sebbene automatico, può diventare uno strumento di autocura. Read more

Salute e Benessere

La borsa? Troppo grande fa male- Belle, comode, alla moda ma non sempre perfette per farci stare in forma. Stiamo parlando delle borse. A tracolla o a mano, sono sempre più grandi e più pesanti e per questo stanno mettendo a rischio la salute delle donne, che già trascorrono le giornate in equilibrio su tacchi spesso vertiginosi. Con tutte le conseguenze (negative) per la schiena, le spalle e il collo. Read more

Le soluzioni per il tuo mal di schiena

Come stai, 01 dicembre 2006I trattamenti alternativi. Per trattare il mal di schiena, spesso alle cure tradizionali si associano quelle naturali.

La chiropratica. La chiropratica è insieme una scienza e un’arte che sfrutta le capacità del corpo e le relazioni tra le strutture scheletriche-muscolari, per guarire e mantenersi in salute. Read more

Chiropratica per il mal di schiena

For Men Magazine, 01 dicembre 2006. Chiara Dall’Anese. Che cos’è? La chiropratica è una tecnica manuale che serve a riportare alla loro naturale posizione le vertebre “spostate” a causa di posture sbagliate, movimenti bruschi o traumi. “Il mal di schiena è uno dei principali campi di applicazione della chiropratica, perchè aiuta a sciogliere” spiega Simona Pasquetto, medico e chiropratico di Genova. Read more

Curati con le mani

Con il freddo ho spesso problemi di lombalgia. La chiropratica può essermi utile in che modo? Valeria (Genova). Risponde il dottor Andrea Clementoni, chiropratico a Milano. La ricerca scientifica ha dimostrato l’efficacia della chiropratica nella lombalgia, anche in presenza di ernia del disco. Il numero delle sedute dipende dal problema e va da un minimo di 3-4 per due volte alla settimana, della durata di mezz’ora la prima e 15 minuti le successive. Read more

Terapia conservativa per l’ernia del disco

L’Arena, 28 novembre 2006. Giancarlo Sansoni.“Si può ricorrere anche alla chiropratica”.L’ernia del disco viene ormai considerata, dalla maggior parte degli specialisti, un disturbo da trattare con metodi conservativi. Read more

Il benessere viene dalla colonna

Viversani e Belli, 16 novembre 2006. Roberta Raviolo. Il benessere viene dalla colonna Con la consulenza della dottoressa Simona Pasquetto, medico chirurgo e Doctor of Chiropractic a Genova. Una serie di manipolazioni, delicate ma decise, in vari punti delle colonna vertebrale, a seconda del disturbo di cui si soffre. E il dolore, poco per volta, si attenua, fino a non presentarsi più, mentre tutto l’organismo – l’insieme di corpo e mente – si sente più in forma, riposato e in forze.  Read more

Mani che curano

Friendly, novembre 2006
Nicla Vozzella

Una terapia che può attivare il potere di autoguarigione del corpo intervenendo sull’equilibrio tra schiena, postura e muscoli. Due domande per un piccolo test: soffrite di mal di schiena? Avete mai provato la chiropratica? Se la prima risposta è un sì e la seconda un no, allora la soluzione alla lombalgia (è il nome tecnico del più comune mal di schiena), può trovarsi in una disciplina nata negli Usa nel 1895: la chiropratica (dal greco cheiros=mano). Questa terapia manuale non cura, però, soltanto il mal di schiena, ma ha come obiettivo quello di sollecitare il potere di autoguarigione che ciascuno possiede. L’insieme delle tecniche utilizzate si chiama “aggiustamento” e si distingue dalla manipolazione, tipica di altre medicine manuali, perché non agisce sulla parte dolorante ma sulla spina dorsale. Esiste, infatti, uno stretto legame tra la colonna e il sistema nervoso, quindi le alterazioni vertebrali possono influire sulla trasmissione degli impulsi nervosi e portare a uno squilibrio dell’intero organismo.

Cura e prevenzione
La chiropratica è adatta a tutti, persino ai bambini, ma le tecniche applicate sono diverse a seconda delle condizioni fisiche e dell’età. Molti ritengono che alcuni problemi della colonna vertebrale come, per esempio, l’ernia del disco, debbano essere curati senza ricorrere alla chirurgia. In ogni caso, anche quando si rende necessario l’intervento, può essere utile sottoporsi ad alcune sedute di chiropratica prima dell’operazione per diminuire le tensioni vertebrali. Dopo l’intervento, alcune sedute di “aggiustamento” consentono di abbreviare i tempi necessari alla riabilitazione. Stress e posture scorrette possono indebolire il sistema neuromuscoloscheletrico e creare tensioni a livello della colonna che si ripercuotono sul benessere globale dell’individuo. Per questo, una seduta di chiropratica può avere una funzione sia correttiva sia preventiva. Negli sportivi, per esempio, oltre a ridurre il rischio di infortuni si ottiene un miglioramento delle prestazioni.

La visita in tre step
L’approccio del chiropratico si articola in tre momenti. Dapprima si informa sulla vita della persona a partire dalla sua nascita: le domande, a differenza di quelle comunemente poste da altri specialisti, non riguardano soltanto la storia del corpo, cioè le malattie, le cure e gli interventi chirurgici subiti, ma anche la situazione nutrizionale, lo stato emotivo e le esperienze emozionali vissute come i traumi, i lutti e le separazioni. Successivamente, il chiropratico consulta i risultati delle indagini strumentali (radiografie, tac, ecografie, eccetera). Infine, passa all’esame fisico, che consiste nel controllare la postura e la colonna vertebrale. In particolare, in questa fase viene messa in atto la “palpazione dinamica”, cioè l’esame del corpo attraverso il tocco e l’osservazione del movimento:non si tratta di manipolazioni, ma di interventi manuali specifici mirati a correggere problemi funzionali.

Pochi incontri per stare meglio
Ciascuno è un caso a sé, quindi non è possibile dire a priori quanti incontri saranno necessari per riportare l’organismo in equilibrio. I parametri che determinano la durata della cura includono l’età, il lavoro, le condizioni fisiche e la collaborazione a riconoscere e a mettere in pratica le indicazioni per risolvere i problemi legati allo stile di vita.
Di solito, dopo una prima seduta durante la quale il chiropratico interviene sulla postura e individua le eventuali anomalie della colonna, occorrono altre sedute per verificare che l’equilibrio si mantenga. Poi, in assenza di particolari disturbi, può bastare un controllo ogni due-sei mesi per essere certi che non insorgano altri fastidi.

Professionisti riconosciuti all’estero
L’Associazione Italiana Chirorpatici ammette solo professionisti con un diploma di laurea di Doctor of chiropractic, dottore in chiropratica. Non è possibile ottenere la qualifica in Italia perché non c’è ancora una normativa che regoli la professione, quindi bisogna studiare nelle università straniere (ne esistono in Francia, Gran Bretagna, Canada, Nuova Zelanda, Brasile, Australia, Danimarca, Sud Africa e Stati Uniti), dove l’iter di studio è monitorato dalla Federazione mondiale di chiropratica, che ha come interlocutore l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per accedere non è necessario essere laureati in medicina in Italia, anche se alcuni professionisti che operano nel nostro paese lo sono.

Consulenza di John G. Williams,
Doctor of Chiropractic (Usa),
Presidente dell’Associazione Italiana Chiropratici (Aic)

Cosa fai stringi i denti?

Di notte digrigni o hai la sensazione di masticare in modo scorretto? Potrebbe essere il segnale di un malessere psichico. Che si riflette sul tuo corpo con vari disturbi. Ecco cosa fare.
Te l’ha detto la tua migliore amica: soffriva di forti mal di testa, e non è riuscita a liberarsene finché non ha scoperto di avere in bocca una protesi fatta male, che le causava una tensione nei muscoli della mascella e le alterava la masticazione. E’ bastato correggere questo difetto per fare sparire il mal di testa. Ma è vero che i denti possono causare disturbi tanto diversi, dall’emicrania all’insonnia, dai dolori al collo al mal di schiena, fino alle sciatalgie?
Abbiamo cercato di capire meglio cos’è e cosa comporta la malocclusione, parola minacciosa che significa, alla lettera, cattivo morso, e rimanda a un rapporto sbagliato tra i denti dell’arcata superiore e quelli dell’arcata inferiore. Si parla di malocclusione quando la masticazione è scorretta, quando l’allineamento dei denti non è perfetto, e quindi parlando, dormendo o ridendo, stortiamo involontariamente la bocca. Ma, in pratica, quali disturbi provoca la malocclusione?

Tutto nasce dalle emozioni
Tanto per cominciare, l’origine del disturbo non sta nei denti, ma parte più da lontano, “E’ vero che tensioni nell’area della mandibola possono contribuire a provocare difetti della postura che, a loro volta, hanno come conseguenza disturbi fisici anche in parti del corpo molto lontane”, spiega il dottor Alfio Caronti, chiropratico ed esperto in valutazioni bocca-postura.
“Però la vera origine di questi problemi è un’altra: uno stato di irrigidimento psicofisico, come quello causato dall’ansia o dalla paura”.
Facciamo un esempio: se indossi una maglia aderente, morbida e cedevole e con la mano la sollevi leggermente sulla spalla, il movimento resta limitato a una piccola porzione del tessuto. Se invece porti una corazza rigida, un po’ come un’armatura, e sollevi la spalla destra, ecco che tutta la struttura sarà interessata dal movimento.
Per il corpo umano non è molto diverso. In pratica, le tensioni nervose provocano irrigidimenti della colonna vertebrale, e posture scorrette, che a loro volta si riflettono sulla masticazione.

Equilibri delicati
“Questo significa che persone anche con bocche piuttosto sbilanciate, ma calme e rilassate, possono non avere disturbi legati all’occlusione. Altre volte, un difetto minimo di allineamento, accompagnato però da tensione e dall’abitudine di digrignare o stringere i denti di notte, può peggiorare l’irrigidimento già esistente in altre parti del corpo e causare difetti del movimento, e della postura, con dolori alla schiena, alla testa o in altre parti del corpo”, continua Caronti, “Se il paziente ha sempre avuto, sin dalla nascita, un certo tipo di masticazione, e non ha mai avuto problemi, molte volte non c’è bisogno di intervenire, perché il corpo ha già trovato da solo un suo equilibrio. Invece, se i difetti di occlusione e masticazione derivano da un trauma, da cure dentistiche non eseguite a regola d’arte, o da fatti nuovi come la perdita di un dente (che fa spostare quelli accanto), è meglio risolvere la situazione, per non aggiungere nuove tensioni”. Un esempio? In passato, se il paziente, dopo l’otturazione, si lamentava di sentire il dente “alto” o “con uno scalino”, alcuni dentisti, anziché livellarlo, gli consigliavano di masticarci un po’ sino a farci l’abitudine. Oggi invece un intervento che turba un equilibrio è considerato possibile causa di problemi di postura. Così, anche da parte dei dentisti, c’è più attenzione a otturazioni o impianti consumati, a sostituire i denti persi, a curare per tempo i denti del giudizio con posizioni difettose, e così via.

Sciogli le tensioni
Quindi, se dopo un ciclo di cure odontoiatriche hai l’impressione di masticare in modo diverso, se avverti una tensione quando chiudi la bocca oppure se ti vengono nuovi dolori e disturbi in varie parti del corpo, è il caso di segnalarlo al dentista, così come è meglio dirgli se hai ricevuto traumi che possono aver interessato bocca e mandibola anche indirettamente, per esempio colpi sul viso o un colpo di frusta. La soluzione? Se hai in bocca impianti o lavori dentistici non adeguati, essi vanno corretti. Se il problema è soprattutto la tensione (accompagnata dal digrignamento notturno) il dentista ti farà un bite: una specie di paradenti in plastica, generalmente molto sottile, da portare la notte, che ti impedirà di contrarre troppo la mascella. Il “bite”, però, non è la bacchetta magica che risolve il problema. E’ uno strumento utile, che mitiga i sintomi, dà sollievo e aiuta ad allentare un’abitudine. La vera soluzione, però, è rilassare una tensione che interessa i muscoli della masticazione ma anche il resto del corpo”, conclude Alfio Caronti.
Come fare? “Dipende: a volte la tensione che interessa la colonna vertebrale si può trattare con un intervento chiropratico. E infatti oggi molti dentisti lavorano in équipe con il chiropratico. Ma bisogna anche riflettere un po’ sulla propria vita e chiedersi cosa ci provoca tanta tensione: c’è una situazione di rabbia o infelicità in famiglia? Siamo sotto pressione sul lavoro? Insomma dobbiamo occuparci anche delle emozioni e cercare di riportare serenità nella nostra vita”. Infine, un trucco facile per trovare un primo sollievo ai problemi di tensione nella mascella: mastica una cannuccia. Fallo per circa dieci minuti, più volte nell’arco della giornata, mentre guardi la tivù, stiri, cucini, e così via. Dopo che la cannuccia è stata delicatamente pressata tra i denti, l’organismo percepisce che non si tratta di un alimento, e automaticamente invia un segnale nervoso di rilascio della tensione muscolare: questo fa sì che si mastichi in modo più libero e sciolto.

Stop al mal di schiena

9 mesi di SALUTE
Con le cure “dolci” si può contrastare questo fastidioso disturbo dell’attesa. Gli esperti ci spiegano quali terapie sono più indicate e perché

Consulenza:
Luca Padua. Neurologo dell’Università Cattolica e referente scientifico della Fondazione Don Gnocchi di Roma
Piero Ettore Quirico Medico agopuntore di Torino e membro della Federazione Italiana delle Società di Agopuntura
John G. Williams Presidente dell’Associazione Italiana Chiropratici

E’ uno dei disturbi più diffusi in gravidanza: ne soffre il 70% delle gestanti, in forma più o meno lieve, soprattutto negli ultimi mesi, quando il peso del pancione altera l’assetto della colonna vertebrale e costringe la futura mamma ad assumere una postura scomoda. ”Ma nella maggior parte dei casi, il mal di schiena si attenua notevolmente dopo la nascita del bebè”, rassicura Luca Padua neurologo dell’Università Cattolica e referente scientifico della Fondazione Don Gnocchi di Roma. Nell’attesa, qualche accortezza può dare un po’ di sollievo ai sintomi.

Si risolve con il parto
“Con il progredire dello sviluppo del feto, negli ultimi mesi di gestazione, il peso del pancione grava sulla colonna vertebrale e la ‘tira’ in avanti, in corrispondenza della regione lombare” spiega il neurologo. ”Per ripristinare l’equilibrio alterato, la futura mamma è portata a spingere il busto indietro. Di conseguenza la colonna vertebrale risulta curvata, causando un fenomeno chiamato lordosi”. La lordosi, a sua volta, crea tensioni sulla muscolatura della zona lombo-sacrale: il dolore di solito si manifesta nella parte bassa della schiena e può coinvolgere anche il bacino e le articolazioni delle anche, ‘allenate’ dall’azione dell’ormone relaxina che, nel corso della gravidanza; ammorbidisce i legamenti e allarga il bacino per favorire il passaggio del bambino al momento del parto. In genere, il problema si risolve spontaneamente con la nascita del bebè e la riduzione del peso che grava sulla colonna vertebrale. “A un anno di distanza dal lieto evento, il 50% delle mamme che ha sofferto di mal di schiena durante l’attesa non accusa più alcun sintomo mentre quasi tutte le altre dichiarano che i sintomi dolorosi sono notevolmente diminuiti col passare del tempo”.

Più ginnastica, meno calorie
“Il modo migliore per evitare il mal di schiena è giocare d’anticipo e prevenire il disturbo”, dice Padua. “Per questo, alle donne che pensano di avere un figlio, soprattutto quelle che già soffrono di problemi alla schiena, consiglio di seguire un corso di ginnastica posturale, per rinforzare i muscoli dorsali e, soprattutto, quelli addominali, che se ben allenati contribuiscono a sostenere il tronco e ad alleggerire il carico che, altrimenti, graverebbe tutto sui dorsali. Attenzione, poi, al peso, che va tenuto sotto controllo prima e durante tutti i nove mesi, per non caricare ulteriormente la colonna vertebrale”. “A gravidanza avanzata, quando il disturbo si manifesta e l’ingombro del pancione rende più difficile allenare i muscoli addominali”, prosegue il neurologo, “ma è sempre possibile effettuare qualche esercizio leggero e non troppo impegnativo, studiato su misura per le gestanti”.

In alternativa si può frequentare una piscina: l’acqua aiuta a sostenere il pancione, alleggerendone la pressione sulla colonna, e consente alla mamma di muoversi più liberamente. Non c’è uno stile di nuoto più consigliato di altri: tutti favoriscono sia l’allungamento dei muscoli della schiena sia il potenziamento degli addominali. E per chi non vuole nuotare, è sufficiente battere le gambe sul posto per esercitare lombari ed addominali.

I trucchi per stare meglio
Nell’attesa che il fastidio scompaia spontaneamente con la nascita del bambino, che cosa può fare la futura mamma per attenuare il disturbo? Adottare alcune piccole strategie, a cominciare dal mattino, al momento del risveglio. Ecco quali.
Quando ti alzi dal letto, girati prima su un fianco, sollevati facendo leva sulle braccia e poi metti le gambe a terra.
“Meglio evitare di trascorrere troppo tempo ferme in piedi”, raccomanda il neurologo. Se hai modo di sederti ogni tanto per riposare, periodicamente puoi fare due passi per sciogliere i muscoli contratti. Se trascorri molto tempo seduta alla scrivania, scegli una sedia dotata di uno schienale ampio, che offra un buon appoggio e consenta di rilassare la zona lombare e mantenere la schiena dritta. Di tanto in tanto, poi, interrompi il lavoro, alzati e stira dolcemente la schiena distendendo le braccia verso l’alto. “Nei momenti di relax, è meglio scegliere una sedia o una poltrona con lo schienale leggermente reclinato, in modo tale da scaricare il peso su di esso”, prosegue Padua. Ancora, se devi sollevare un oggetto, prima accovacciati e poi, tenendo il peso vicino al corpo, alzati lentamente usando solo i muscoli delle gambe. Per ottenere un po’ di sollievo sono utili, infine, i massaggi nella zona lombare. “Anche se non è facile effettuarli con la dovuta efficacia, dal momento che la gestante non può stendersi sulla pancia ma solo appoggiarsi su un fianco, si può comunque manipolare la zona con dolcezza e favorirne il rilassamento”, dice Padua.

Agopuntura o chiropratica?
E se il dolore alla schiena non dà tregua? Si può ricorrere all’agopuntura o alla chiropratica, due approcci “dolci” indicati durante la gravidanza perché non prevedono il ricorso ai farmaci.

L’agopuntura dà sollevo immediato in occasione di attacchi acuti di lombalgia: i sottili aghi sterili infissi nella pelle di schiena e gambe agiscono sulle terminazioni nervose, stimolando la produzione di sostanze endogene (le endorfine) con effetto analgesico. “Inoltre il trattamento rilassa i muscoli contratti e svolge un’azione antinfiammatoria prolungata nel tempo”, spiega Piero Ettore Quirico, medico agopuntore di Torino e membro della Fisa, la Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (www.agopuntura-fisa.it). “In caso di dolore acuto, è consigliabile sottoporsi ad una seduta ogni 3-4 giorni per un paio di settimane, per poi diradare le applicazioni quando il sintomo si attenua e continuare con un trattamento al mese fino al termine della gravidanza”.

La chiropratica è invece una tecnica di manipolazione che mira a ristabilire la corretta funzionalità delle articolazioni. “In gravidanza il mal di schiena ha origine dalla convergenza di due fattori: l’azione dell’ormone relaxina, che allenta i legamenti, e la compressione esercitata dal peso del nascituro sulla colona vertebrale e sul bacino”, spiega John Williams, Presidente dell’Associazione Italiana Chiropratici (www.associazionechiropratici.it, numero verde 800017806). “Questi due fattori sono responsabili di tensione e infiammazione delle articolazioni sacro-illiache, situate tra l’osso del bacino e l’osso sacro”. Il trattamento previsto in questo caso consiste nella manipolazione delle due articolazioni, situate ai due lati della base della colonna vertebrale, in modo da ripristinare la loro capacità di movimento. E’ un trattamento che non ha alcuna controindicazione durante l’attesa, ma deve essere effettuato da un professionista esperto. Di solito, per risolvere il problema sono sufficienti poche sedute, da una a tre.

Esercizi di stretching. “Per rafforzare i muscoli addominali e alleggerire il peso che grava sulla schiena è utile fare qualche esercizio di stretching”, dice Silvana Baldassa, operatrice dei corsi di preparazione al parto dell’Associazione Il Melograno di Gallarate. “Eccone due particolarmente validi: il primo è indicato all’inizio della gravidanza, quando il peso e l’ingombro del pancione non sono ancora tali da limitare i movimenti della futura mamma. Il secondo può essere eseguito per tutta la durata dell’attesa”.
Sdraiata a pancia in su, con le braccia lungo i fianchi, piega le ginocchia, sposta l’appoggio sulle spalle ed inarca la schiena sollevando il bacino da terra. Fai ruotare il bacino verso destra e verso sinistra, alternando un’anca verso l’alto e l’altra verso il basso, lentamente e senza movimenti bruschi.
In piedi di fronte ad una parete, appoggia le mani e un ginocchio al muro. Spingi, ruotando in avanti l’anca corrispondente al ginocchio e indietro l’altra. Poi ripeti con la gamba opposta.

Testo estratto da “Stop al mal di schiena” pubblicato su Dolce Attesa